Hostaria delle Memorie
delle tradizioni e della cultura locale.
o sprovveduto viandante!
L'Hostaria delle Memorie è una sola!
Quella con l'Oste e i suoi cinghiali.
Non disturbare.
Su di Noi
L'Oste
Il tetro figuro che si aggira gigioneggiando tra i tavoli come fosse il padrone del mondo, è l'Oste. A dispetto di quanto possa sembrare, è settanta volte sette peggio di quel ch'appare.
Malmostoso per costituzione, accenna giusto un ghigno compiaciuto quando gli chiedete di servirvi qualcosa di prezzolato (e se non lo è, lo prezzola lui al momento del salasso), quando gli chiedete il conto (che "la borsa o la vita" sarebbe stato economicamente più vantaggioso) e quando sente il tintinnar dei denari che tiene nella borsaccia sotto alla parannanza, mentre tetramente si aggira gigioneggiando tra i tavoli, manco fosse il padrone del mondo.
Regina Cetta
Regina Cetta! Madre naturale di quel plumbeo gaglioffo dell'Oste e vice-madre, con delega di pieni poteri, di tutti noi! Ancora oggi, ormai più che stagionati mocciosi, al suo cospetto riviviamo quel turbinìo costante di terrore e affetto filiale, memori di quando Lei, nostra secondina in nome di Dio e per conto delle suore, armata della sua montessoriana cucchiara fumante, c'impartiva lezioni di bon-ton facendoci sorbellare il suo profumatissimo passato di verdure, che fungeva da primo secondo e contorno sette giorni su sette, in un silenzio oltretombale, tanto che tra stare all'Asilo o all'Asinara era meramente questione di sillabe.
È lei la custode degli antichi sapori che porta il fardello della secolare sapienza popolare: ricette nate povere che è la sua stessa essenza a tramutare in oro.
Nel tempo de "La Bettola", ogni terza domenica d'ottobre e per i due giorni che la precedono, Regina Cetta scende dal trono e viene a preparare con le sue mani benedette ogni popolana prelibatezza per i suoi sudditi imploranti, per voi viandanti e per gli stanchi ɦerari.
I cinghiali
Prima della Domenica delle Palme di ormai troppi anni fa, non avevo mai visto un cinghiale, se non in qualche illustrazione.
Ne sentivo più che altro raccontare le ignobili gesta dai miei cugini ch'eran costretti ogni giorno ad arrabattarsi per tamponare gli ingressi abusivi delle perniciose bestiacce a caccia d'uva e di fichi nei loro terreni, cosa, più in qua, sperimentata anche da me, udendoli ingollar pere nell'orto come se non ci fosse un domani.
Ne ascoltai raccontare ancora, da una comare, il loro pittorico risalire lungo un crinale al chiar di luna: davanti i grandi e dietro i piccoli. Ne vedeva muoversi foscamente le sagome senza però riuscire a distinguerne i tratti.
Ma quella Domenica delle Palme, di ritorno da un giro di riposo, me li ritrovai poco dopo il bosco di Santa Lucia a sbarrarmi la strada. Erano tre adulti di media stazza, un paio di giovincelli e una serie di graziosi piccoli che sembravano meloncini di pane coi piedi.
Dei tre adulti, uno era visibilmente anziano, rimasto indietro nell'attraversare, e l'unico circondato dai due cinghiotti e dai cuccioli, tutti completamente appiccicati a lui. Trovandosi quasi in mezzo alla strada e probabilmente intimidito dai carri che sopraggiungevano, decise che forse sarebbe stato meglio per lui tornare verso la siepe dietro cui si era rimasto ammucciato fino ad allora.
Il movimento fu quello di ruotare goffamente su sé stesso. Il lento tentativo rivelò che zoppicava sulla zampa posteriore destra e che i due cinghiotti, posizionati entrambi sul fianco sinistro, non erano lì per caso, ma a reggere il suo peso, mentre i cuccioli, ad imitazione dei giovincelli, incollati sul lato opposto, sostenevano la zampa malconcia, muovendosi di concerto per agevolare la faticosa piroetta.
Fu un attimo. Nel mio immaginario, quelle creature credute miserabili e ingorde furono elevate a esseri senzienti e sociali, capaci, come in una comunità di uomini, di empatia, compassione e generosità.
Il nostro stemma non è un marchio, è racconto, è ricordo, è metonimia densa dell'idea di famiglia e di paese.
Noi dell'Hostaria delle Memorie
Di noi dell'Hostaria non posso dire molto: siamo una confraternita di anime che ha giurato fedeltà alla Fumante Cucchiara, cresciuti a pane e sudore, temprati da estati infernali e inverni di brina, sferzati dalle cinghiate dell'Oste.
La conoscenza reciproca si limita a momenti di condivisi lamenti e stanchezze. I molti che ci hanno preceduti si son dati alla macchia dopo essere stati alla mercé del tiranno per antonomasia, e di loro, nulla abbiamo più saputo, e di noi domani nulla più saprete.
Una cosa, però, la posso assicurare: qualunque sia il nome ereditato dei nostri avi, qualunque sia il volto affibbiatoci dalla sorte, di chiunque siamo sostituti e da chiunque saremo soppiantati, noi siamo la spina dorsale dell'Hostaria!
Siamo le braccia che vi servono, le mani che riempiono i vostri calici di vinello mescato, le voci che vi sussurrano di stare attenti all'Oste, le schiene su cui gravano le sorti del vostro beato peregrinare tra sapori e piatti garbatamente adagiati tra un "Arrivo subito!" e l'altro.