Hostaria delle Memorie
delle tradizioni e della cultura locale.
o sprovveduto viandante!
L'Hostaria delle Memorie è una sola!
Quella con l'Oste e i suoi cinghiali.
Non disturbare.
Il Paesello e i Paesani
Il Paesello
Il fondale davanti al quale si svolge il racconto delle nostre vite e s'intrecciano e dipanano i fili delle nostre esistenze è Curinga, un paesello grazioso come tanti e, per dirla tutta, senza meriti particolari.
Curinga ha una frazione, Acconia (l'antica Laccònia, guai a non dirlo!), più grande e commerciale del borghetto sulla collina, ch'è dai tempi del cucco che ogni tanto s'alza storta e minaccia secessione.
Il platano millenario, sotto il diroccato monastero basiliano di S. Elia Vecchio, che ha goduto di una breve e intensa notorietà, ora è di nuovo sprofondato nella pace e nella solitudine del suo bosco.
È curioso come il paesello, fino a qualche decennio fa, avesse due silenziose sentinelle: all'entrata bassa l'enorme quercia secolare che carezzava la Chiesetta del Soccorso e ci accoglieva di ritorno dalla città per le feste, e, in quella alta, il gigante ancestrale, nascosto bene allo sguardo ma non al cuore.
Ahinoi! Della vecchia quercia rimane solo il dolore della perdita.
Nel largo piano che introduce la frazione sono disposti un po' malconci il Palazzo Ducale, che secondo le fonti, appartenne alla Regina Sancha d'Aragona, l'Acquedotto normanno e le Terme Romane, una parte delle quali ora regge l'asfalto della salerno-reggio calabria-lavori in corso, e un sito del Neolitico antico di una certa importanza.
Curinga aveva un territorio molto esteso ripetto al nucleo abitato, ma parte di esso, in epoca fascista, venne ceduto al nascente comune di S. Eufemia.
Il Paesello
Il fondale davanti al quale si svolge la nostra storia e s'intrecciano e dipanano lentamente i fili delle nostre singolari esistenze è Curinga, un paesello grazioso come tanti e, per dirla tutta, senza meriti particolari, con una frazione, Acconia, l'antica Laccònia, guai a non dirlo, ch'è dai tempi del cucco che ogni tanto s'alza storta e minaccia secessione.
L'imponente platano millenario che dorme sotto il diroccato monastero basiliano di S. Elia Vecchio, che ha goduto di una breve e intensa, non voluta e meritata notorietà, ora è di nuovo sprofondato nella pace e nella solitudine del suo bosco.
È curioso come il paesello, fino a qualche decennio fa, avesse due silenziose sentinelle: all'entrata bassa l'enorme quercia secolare, di cui tutti noi ci riteniamo orfani, che adagiava le fronde sulla chiesetta del Soccorso e ci accoglieva di ritorno dalla città per le feste, e, in quella alta, il gigante ancestrale, nascosto bene allo sguardo ma non al cuore.
I suoni della nostra lingua
Per aiutarvi a interpretare i nomi dei nostri piatti, sono riportati i fonemi usati nel dialetto Curinghese. Per la pronuncia corretta, affidatevi all’Oste!
ɦ La “f” aspirata (talvolta scritta “hf”), si pronuncia più o meno come “h” di “house” in inglese. In base alla sillaba che la precede, o nel caso di rafforzamento fonosintattico, viene ripristinato il suono standard “f”. La sequenza [ɦɦ] / [hh] è inesistente nei dialetti italiani. Es. 1: “f“ aspirata » “Devo fare una cosa.” » “Ajiu ‘e ɦara ‘na cosa”; Es. 2: “f“ normale » “Ho da fare.” » “Ajiu chif’fara”. χ Suono “ch” aspirato greco, simile al “ch” tedesco di “ich“. Viene usato anche per indicare il suono di “f” aspirata, tuttavia sembra essere più adatto a termini in cui precede i dittonghi ascendenti. Es. 1: “tartaruga” » “χialona” » “hfjialona“ ; Es. 2: “raccogliere” » “aχiara“ » “ahfjiara“; Es. 3: “fiumara” » “χiumara“ » “hfjiumara“. ä Suono intermedio tra la “a” aperta e la “e” aperta. Es.: “convento” » “cumbiäntu” » “cumbia’e’ntu“ (pronuncia della “e” è appena accennata) å Suono intermedio tra la “a” aperta e la “o”. Es.: “un pezzo” » “‘nu muårzu” » “nu mu’a’orzu“ (pronuncia della “a” è appena accennata) ḍ Suono cacuminale. Nel nostro dialetto è presente prevalentemente come doppia consonante (ḍḍ). Es.: “fagioli” » “poseḍḍa” » “posedd’r’a” (la pronuncia della “r” è appena accennata). ɵ Suono di passaggio tra “e” e ”o” e si fonde con l’articolo “u”. Solitamente il grafema è usato nella traslitterazione della preposizione articolata “del” nel nostro dialetto. Es.: “È dello zio.” » “È dɵ ‘u zziu.” » “Èd’d’eo’uz’ziu.” (nella pronununcia la “e“ è appena accennata e prevale il suono “dou”). š Fricativa postalveolare sorda, si pronuncia come “sc” di “scena”. Es.: “frasche” » “ɦrašchi” » “hfra’sc’chi”.
--- Trascrizione fonetica per imparare a pronunciare le parole del dialetto curinghese ɦ "F" aspirata (hf), si pronuncia come "h" di "house" in inglese, tranne quando la parola che inizia per "ɦ" è preceduta da una parola la cui ultima sillaba inizia per "ɦ": in questo caso la ɦ viene pronunciata come doppia "f" ä suono intermedio tra la "a" aperta e la "e" aperta å suono intermedio tra la "a" aperta e la "o" ḍ suono cacuminale, normalmente solo in doppia "ḍḍ" seguita da "a"/"i"/"u", (es. "cavallo" -> "cavaḍḍu" -> "cavadd(r)u" con la "r" appena accennata) š fricativa palatale sorda, si pronincia come "sc" di "scena" (es. "frasche" -> "ɦrašchi" -> "hfra(sc)chi";